creativeNon è la prima volta che tratto male miei colleghi creativi non per cattiveria, una volta anche io ingrossato le fila dell’esercito sbagliato, quello del marketing creativo, prima di capire l’errore e diventare un cecchino addestrato a creare loghi col fine di far guadagnare di più ai miei clienti.

Io stessa affamata di informazioni, in cerca di continuo miglioramento ho frequentato un numero imprecisato di corsi e workshop, taluni anche molto costosi. Ho speso un sacco di soldi proprio per cercare di capire il meccanismo per costruire il logo “che vende”.

Il problema è che non esistono corsi del genere.

L’ultimo corso che ho frequentato alla disperata ricerca di queste informazioni, l’ho fatto proprio presso un’Accademia molto rinomata, non voglio dire il nome qui, ma basta dare un’occhiata alle mie certificazioni per capirlo, che mi ha davvero deluso da un lato e aperto gli occhi dall’altro.

Quando chiedi ad un professore come si fa un logo o di insegnarti il procedimento per farlo tutto quello che potrà dirti sono indicazioni generiche, procedimenti confusi con lo scopo di esaltare la tua “fantasia” e la tua creatività.

Non ci credi? Allora ti racconto cosa hanno fatto fare a me e ai miei colleghi durante la prima lezione.

Ci hanno divisi in squadre, una usciva fuori e una restava dentro l’aula ad inscenare qualcosa.

Che cosa? Boh, potevamo spostare i banchi e le sedie, nasconderci e inscenare “qualcosa”. Meglio se non ti racconto la tristezza di questa sceneggiata.

Sto ancora lì a cercare di capire a cosa è servito se non a farmi sentire una perfetta idiota per 15 imbarazzantissimi minuti.

Altro aneddoto del fantastico corso fantastico sul marketing fantastico: dovevamo creare un logo per un nuovo prodotto Coca Cola, nulla di reale era solo un’esercitazione. Il prof ci dice “Ok ragazzi fate il logo per la Apple Coke,

una nuova cola alla mela della Coca Cola. Deve esserci sia il colore verde che il rosso ma anche il nastrino bianco della Coca Cola. Già qui ci sono una marea di errori di marketing che se dovessi enumerarli tutti non finirei più, ma c’è da dire anche che questo non è un brief.

All’epoca non avevo le conoscenze necessarie per dirlo, ma le informazioni che il prof ci diede non erano affatto sufficienti.

Come si distingueva questa cola alla mela dalle altre bevande alla mela? Perché mai estendere la linea dei prodotti Coca Cola in questo modo  confondendo i consumatori?

Ma il top è avvenuto quando cercava di spiegarci l’utilità di fare una campagna di “guerrilla marketing” con un video amatoriale dove non si capiva né il brand, né il prodotto.

Ho osato chiedere: “Come si fa a calcolare il ritorno di vendite di una campagna del genere?”.

Sai qual è stata la sua risposta?

Questa: “Ma mica dobbiamo sempre pensare alle vendite”.

E a che cosa mai dovremmo pensare? Perché cosa veniamo pagati?

Io non volevo e non voglio appartenere ad un mondo del genere. Un mondo di persone che dovevano fare gli artisti ma non sono riusciti e quindi ripiegano spillando soldi ad imprenditori per lavori di grafica inutili.

Io ho solo un obbiettivo in testa: creare loghi che aumentano il fatturato dei miei clienti. Anche se poco creativi, anche se non seguono le mode del momento.

Io voglio solo trovare il giusto visual che rimanga impresso nella mente. Per farlo servono 3 cose:

  • Serve studiare dai migliori. L’unica che parla di Visual Hammer per restare impressi nella mente dei clienti è la Regina, Laura Ries.
  • Applicare per anni. Sono 9 anni che faccio questo mestiere.
  • Vedere cosa funziona e cosa no senza farsi condizionare dalle mode e dai diktat del mondo “creativo”.

Ho creato Powerlogo con questo preciso scopo, sconfiggere il marketing creativo e concentrarsi su loghi che aumentano il tuo fatturato. Io ho scelto di non stare dalla parte di chi crede che il marketing sia inscenare una pagliacciata in un’aula, ma di far parte dell’esercito di chi vuole attuare solo le strategie che ti fanno vendere di più.

Tu da che parte stai?

Commenti